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Robert St. John e la nascita della Tecnica Metamorfica

15 marzo 2017

Robert St. John è stato il padre della Tecnica Metamorfica

Robert St. John, Naturopata Inglese, anche attraverso lo studio della Riflessologia Plantare, fece la sua scoperta della Terapia Prenatale

Normalmente siamo abituati a considerare i piedi poca cosa.

Per buona parte dell’anno restano nascosti dentro calze e scarpe chiuse e solo in estate, soprattutto noi donne iniziamo ad esibirli.

Mi è capitato spesso di incontrare persone, per lo più donne, che non hanno un buon rapporto con i loro piedi, al punto di vergognarsene e di mostrarli il meno possibile.

Altri invece non vogliono neppure farseli toccare, come se questo sia a livello inconscio, un oltraggio per tutta la loro persona.

In effetti i nostri piedi sono uno specchio di chi siamo e del nostro vissuto.

robert st. john
Già nell’antica tradizione cinese e ancora prima in quella egizia, si era compreso che nei piedi, come anche in altre parti, si riflette tutto il nostro corpo, sia nella struttura ossea che in tutti i suoi organi e apparati.

Anche loro sapevano che ci sono ben 7200 terminazioni nervose che attraverso la spina dorsale ed il cervello si collegano con tutte le parti del corpo.

E’ grazie a questa conoscenza che anche in occidente, nel secolo scorso, è nata la Riflessologia Plantare.

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La Riflessologia Plantare è una tecnica di massaggio per stimolare nel piede in determinate zone, corrispondenti agli organi ed apparati del corpo, per indurre una guarigione dei relativi disturbi di cui soffre il paziente.

Forse è anche per questo benefico effetto che proviamo piacere quando qualcuno ci massaggia il piede!

Ma c’è di più, molto di più.

Poiché tra mente e corpo non c’è separazione, oltre alla struttura fisica i piedi rispecchiano anche la nostra psiche e il nostro atteggiamento mentale nei confronti della vita.

Ovvero la nostra intima natura e il loro aspetto ce lo rivela.

tecnica metamorfica
Un piede pesante e rigido indica, secondo la Tecnica Metamorfica, una natura rigida, severa, inflessibile.

Se invece è  debole e senza peso, molto probabilmente è sinonimo di debolezza interiore e di tendenza ad uno stato depressivo.

Un piede stretto denota maggiore sensibilità e senso estetico mentre uno largo, dà l’idea di forza e solidità.

E chi li ha orientati in direzioni opposte?

Forse c’è confusione internamente e si fa fatica a prendere una direzione nella vita.

Il nostro modo di stare in piedi, di camminare e di mantenere l’equilibrio indica chiaramente il nostro  atteggiamento verso il mondo.

Questo è ciò che comprese, negli anni ’50, un naturopata inglese, Robert St. John.

terapia prenatale
Tutto cominciò, mentre lavorava in una struttura per ragazzi disabili di Londra, attraverso l’osservazione di due atteggiamenti di base presenti in ragazzi affetti da Sindrome di Down e da Autismo.

I primi si buttavano con grande entusiasmo nell’azione ma senza riflettere prima, mentre i secondi erano completamente chiusi in se stessi e quasi del tutto inattivi.

Anche nei pazienti con disturbi visivi che Robert St. John trattava con il metodo Bates, notò che le persone miopi erano più portate all’introversione, alla chiusura e ad una maggiore riflessione.

Al contrario, gli ipermetropi dimostravano una maggiore apertura e proiezione verso l’esterno e verso gli altri.

Robert St. John individuò questi 2 Aspetti : uno di chiusura alla Vita e uno di Entusiasmo per la Vita, ovvero uno schema afferente ed uno schema efferente.

Essendo Robert St. John un ricercatore, si chiese cosa potesse portare equilibrio tra questi 2 schemi e insoddisfatto dalle cure naturali, iniziò a studiare la Riflessologia plantare.

Dopo un lungo periodo di pratica, scoprì che sui riflessi spinali si ritrovano gli stessi blocchi energetici presenti nella pianta del piede.

pianta piede
Robert St. John comincia a lavorare solo sulla zona dei riflessi spinali, ottenendo ottimi risultati, ma purtroppo non permanenti.

Questo perché a distanza di tempo i pazienti accusavano nuovamente gli stessi sintomi.

Sapendo che lungo la colonna vertebrale scorre tutto il nostro sistema nervoso e che tra corpo e mente non c’è separazione, cominciò a considerare anche gli aspetti della psiche.

Questo nuovo modo di osservare i disturbi presenti sui riflessi spinali portò Robert St. John a tutta una serie di scoperte, intuizioni e prese di coscienza.

Per poi arrivare a scoprire che in quella stessa zona, lungo tutta la cresta ossea del piede, vi è il riflesso di un’altra mappa, una mappa temporale.

Ovvero le 38 settimane della gestazione vissute nel grembo materno, dal concepimento (alluce), alla nascita (tallone).

E’ durante questo periodo che si fissano le caratteristiche della persona ed anche gli schemi mentali, all’origine dei disturbi che si manifesteranno nella vita futura.

Fu negli anni ’60 che Robert St. John fece questa scoperta e la chiamò Terapia Prenatale.

robert st john
Solo in seguito, attraverso una sempre più attenta osservazione, Robert St. John arriva ad intuizioni via via più profonde, evince che il solo elemento che poteva rendere permanente il risultato era la Forza Vitale.

Così pone in secondo piano la definizione di terapia, in quanto si rende conto che ogni essere umano possiede, a livello latente, la facoltà di auto guarigione e chiamerà Metamorfosi questo nuovo approccio.

Robert St. John scrive nel suo libro “Metamorfosi – Testo di Terapia Prenatale”:
“Quando si hanno in mano i piedi di qualcuno, è il corpo nel suo complesso che si tiene in mano.

E poiché il corpo è un’espressione o un riflesso della mente (l’espressione dell’atteggiamento verso la vita, delle circostanze predominanti presenti prima del concepimento) ecco che stiamo guardando e sentendo il complesso della vita di questo individuo, che cosa lo ha formato e come egli ha affrontato le situazioni.

Si deve riconoscere, alla fin fine, che l’esistenza stessa che noi abbiamo in questo corpo è una nostra propria creazione, cioè a dire che è insita in noi la capacità di ricreare e cambiare gli schemi che troviamo precostituiti dalla nostra eredità e razza.

Si deve scoprire che abbiamo in noi stessi i mezzi per operare un cambiamento e che, attraverso questo lavoro, possediamo la tecnica per farlo.”

Negli anni ’70 Gaston Saint-Pierre conosce Robert St. John e, completamente affascinato dal suo lavoro, segue assiduamente i suoi seminari per un intero anno.

Da allora in poi, attraverso seminari e conferenze, Gaston Saint-Pierre divulgherà in tutto il mondo i principi e la pratica della Tecnica Metamorfica.

Come una nuova modalità di auto guarigione e di realizzazione del potenziale umano, che può essere facilmente integrato nella vita quotidiana.

Chiamerà appunto questa pratica Tecnica Metamorfica, per evidenziare in quale direzione il lavoro si stava evolvendo.

Robert St. John è stato il padre della Tecnica Metamorfica

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